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Animazione in ospedale

Riportiamo dal n.ro 5/6.1996 de "La Ludoteca"

Questo è l'ultimo contributo di Armida Carla Capelli all'approfondimento del significato dell'animazione in ospedale. A' la testimonianza di chi ha lavorato con entusiasmo e tenacia per tanto tempo raggiungendo risultati ragguardevoli.
Oggi, dopo la morte di Armida, acquista il senso di una eredità preziosa per quanti operano per il benessere dei bambini ospedalizzati.

I bambini che entrano in ospedale, anche per pochi giorni, possono vivere in situazioni psicologiche abnormi che facilmente sono causa dell'insorgenza di disturbi psicologici: lontananza dalla famiglia, estraneità e pesantezza dell'ambiente ospedaliero, pratiche mediche e infermieristiche disturbanti e talvolta dolorose, limitazioni di movimento "vissuti" della malattia negativi, prognosi non sempre serene, ecc.; tutto questo può provocare disturbi psicologici: aggressività, ansia, arresti dello sviluppo della personalità.

Studi ed esperienze hanno ampiamente dimostrato che l'attività ludica può prevenire e curare questi disturbi. Pertanto, il "gioco" in ospedale non deve essere concepito solo come attività generica, piacevole, che si fa perche deve esser fatta, perche diverte il bambino e gli fa passare il tempo, perche contribuisce ad una formazione armoniosa della personalità. Il "gioco" in ospedale ha anche una valenza "terapeutica". Esso può prevenire e curare i disturbi psicologici già indicati. Per comprendere appieno i significati della "animazione in ospedale", illustro una consistente ricerca da me svolta in equipe presso l'Ente Ospedaliero Santa Corona di Milano. Questa ricerca è effettuata su minori degenti di ambo i sessi, in età 0/16 anni, lungodegenti e brevi degenti affetti da malattie di vario tipo.
Innanzi tutto abbiamo evidenziato ed analizzato alcune situazioni psicologiche abnormi in cui vengono a trovarsi i minori ricoverati. Secondariamente abbiamo formulato alcune ipotesi di terapia per i disturbi suddetti. Infine abbiamo istituito un servizio di assistenza al gioco e verificato i risultati conseguiti.

SITUAZIONI PSICOLOGICHE

Le situazioni psicologiche abnormi individuate si riferiscono a:
a) bambini inattivi, privi di stimolazioni sensoriali causa l'ospedalizzazione;
b ) bambini depressi, apatici, timorosi, in situazioni ambientali stressanti;
c) "vissuti" della malattia tali da provocare timori, ansie, depressioni, ecc.
d) relazioni parentali disturbate che possono contribuire all'insorgenza di malattie organiche.

Punto a) - Tutta la vita ospedaliera appare organizzata in modo tale da rendere il bambino inattivo frenando o riducendo al minimo l'attività che molti minori sarebbero pronti a svolgere.
Il comportamento reattivo di questi bambini è disarmonico. Il fenomeno appare grave per tre motivi:

AGGRESSIVITA': Questi minori subiscono frustrazioni. Sappiamo che le frustrazioni subiscono un accumulo ed un potenziamento di energie. Queste energie possono essere scaricate, in maniera dannosa, verso l'esterno. Quando l'aggressività è diretta verso se stessi, vediamo bambini stanchi, depressi, auto-svalorizzati.

ARRESTO DEL PROCESSO EVOLUTIVO: Quando l'impossibilità a svolgere una vita normale si prolunga, l'arresto o la frattura del processo evolutivo possono gravemente danneggiare la personalità dei minori.

MANCANZA DI STIMOLAZIONI SENSORIALI: La prolungata mancanza di stimolazioni sensoriali può portare alla perdita dell'Io.

Punto b) Particolarmente nocive sono le seguenti situazioni ambientali stressanti:

- L'esplicazione incombente del servizio di assistenza sanitaria (visite, interventi medici, iniezioni, ecc.);
- l'uniformità, la rigidità e la monotonia dell'ambiente ospedaliero; -il grigiore e la mancanza di estetica dell'ambiente ospedaliero.

Punti c) e d) - La rilevazione dei "vissuti" della malattia e delle relazioni parentali disturbate che possono contribuire all'insorgenza di malattie organiche, è derivata soprattutto dall'esame di risultati di prove psicologiche.

Abbiamo evidenziato stati di disagio psicologico causati del "vissuto" della malattia in minori degenti affetti da: asma, cardiopatia, scoliosi, nefrosi, mucovisci-dosi.

Abbiamo rilevato complessi, percezione distorta del proprio corpo, percezione negativa di se nei confronti degli "altri", immaturità psichica globale, scarso senso dell'Io.

La ricerca svolta su trenta minori degenti affetti da malattia asmatica media e grave, ha portato a concludere che fattori psicogeni possono giocare un ruolo nella determinazione dell'asma.

IPOTESI DI TERAPIA

Per quanto attiene la prevenzione dei disturbi psicologici causati dall'inattività, una terapia preventiva può essere attuata rendendo il bambino degente attivo il più possibile.

Ipotizziamo che il "gioco", attività di forza tale da vincere tutte le resistenze al fare, al partecipare, al vivere che la depressione porta con se, sia il mezzo migliore per rendere attivo il bambino degente. Egli è esposto indiscriminatamente al flusso sensoriale che gli proviene dal mondo esterno;

Si dovrebbe evitare che il bambino degente sia esposto a questo flusso sensoriale che provoca ansia, timori, depressione, ecc. Ipotizziamo che se l'attenzione del bambino fosse interamente e intensamente diretta a stimoli positivi, egli non sarebbe facilmente disponibile all'assorbimento di stimoli negativi.

Occorre che il bambino sia intensamente assorbito in un'attività e che questa attività sia ad un livello di intensità superiore a quello del nuovo stimolo in arrivo. Se questa situazione non si verificasse, il bambino verrebbe distratto da altri stimoli.

Ipotizziamo che l'attività di gioco, che ad un livello di intensità energetica elevatissimo, riesca ad assorbire gran parte dell'attenzione del bambino e ad ostacolare l'entrata di stimoli negativi.

Non dimentichiamo che l'animazione ludica in ospedale dovrebbe svolgersi sia con i bambini allettati sia con quelli in piedi in sala-giochi.
Per quanto attiene la terapia curativa di disturbi psicologici in atto, abbiamo analizzato quattro tipi di interventi terapeutici che ci è stato possibile anche sperimentare:

a) incanalamento e sublimazione di energie aggressive;
b) padronanza di situazioni spiacevoli;
c) risoluzione di conflitti;
d) risoluzione di stati carenziali.

Punto a) - Riteniamo che attraverso l'attività di gioco il bambino possa riuscire a sfogare la sua aggressività verso l'esterno in maniera non dannosa.

Sarebbe utile che il bambino degente avesse facilmente a disposizione materiale tipo pongo, plastilina, sabbia, acqua, ecc., materiale informe cui il bambino possa dare forma manipolando, schiacciando, comprimendo, deformando, distruggendo, materiale però che, al termine del gioco, possa riprendere la forma primitiva evitando cosa che il bambino abbia permanentemente dinnanzi a se un materiale deformato che potrebbe generare il lui sentimenti di colpa.

Sarebbe pure efficace procurare al bambino materiale già fuori uso, ad esempio sveglie rotte, in modo che il bambino possa fare di esse ciò che vuole e come vuole.

Punto b) - Acuta è l'osservazione di Freud del gioco con un rocchetto di un bambino di un anno e mezzo che riproduceva nel gioco stesso una situazione spiacevole e cioè l'assenza della madre che si era allontanata da lui. Il bambino da passivo diventava attivo, un agente, un attore che metteva in atto un'azione che era fatta dalla madre e che era subita dal bambino. In questo modo il bambino allontanava da se il dispiacere che l'allontanamento della madre procurava. Questa osservazione di Freud convalida le osservazioni che ognuno di noi può fare in ospedale. Infatti vediamo che, appena possibile, i bambini ripetutamente giocano al "dottore" e all'"infermiera".

Le operazioni dolorose che il medico e l'infermiera hanno fatto subire al bambino, per esempio al mattino, vengono ripetute dal bambino stesso al pomeriggio. In questo caso però, il paziente che soffre non è più il bambino ma il compagno, la compagna, il pupazzo o la bambola. Questi giochi di "identificazione con l'aggressore", possono essere considerati anche giochi "terapeutici" in quanto possono liberare il bambino da "vissuti" psicologici negativi; pertanto sarebbe efficace dare in ospedale larghissimo posto a giochi di questo tipo, favorendone le più ampia applicazione.

Punto c) - I bambini ospedalizzati possono vivere in varie situazioni di conflitto (odio per la madre che si è allontanata, rancore verso genitori e parenti che non vengono a trovarli in ospedale, ecc.). Il Super-ego non permette il cedere all'odio, al rifiuto, al rancore; ciò significherebbe l'instaurarsi di dolorosi sentimenti di colpa. I bambini ospedalizzati, come tutti i bambini, si difendono dall'angoscia e dall'ansia mettendo in opera quei meccanismi di difesa che magistralmente sono stati illustrati da Anna Freud e che i bambini ci rivelano chiaramente, ad esempio, nei loro disegni (negazione, repressione, razionalizzazione, spostamento, mascheramento, ecc.).

Molto efficace è il meccanismo della "proiezione" messo in opera brillantemente nella "drammatizzazione". Il bambino, proiettando su altri (animali, burattini, personaggi interpretati, ecc.) i sentimenti contrastanti e proibiti che generano il conflitto, se ne liberano. La drammatizzazione è un catarsi, una purificazione liberatrice. Essa rientra nell'attività ludica, nel gioco di imitazione e di rappresentazione.

Tenuto conto del valore terapeutico della "drammatizzazione", ipotizziamo che il dare largo spazio a questa attività ludica, in ospedale, possa arrecare reali benefici ai bambini degenti.

Punto d) - I bambini ospedalizzati spesso presentano vuoti e carenze nello sviluppo della personalità.

Un'esperienza da noi effettuata su minori degenti cardiopatici, ha messo in evidenza, attraverso l'esplicazione di un'attività ludica di pittura, l'esistenza in questi malati di una notevole capacità di espressione creativa, tanto che si è dedotto che sarebbe efficace un avviamento di questi soggetti ad attività lavorative come il disegno, l'artigianato artistico, la meccanica di precisione.

Il minore cardiopatico ha delle limitazioni motorie che però possono essere compensate dalle sue notevoli prestazioni nel settore grafico. Attraverso il gioco si può rendere il minore ammalato consapevole delle sue reali capacità colmando vuoti dannosi.
Ipotizzando che il gioco, che ha una notevole molteplicità di contenuti che si riferiscono a tutte le attività del bambino, sia il mezzo migliore sia il mezzo migliore per rendere palesi al bambino stesso le sue reali capacità colmando eventuali vuoti dannosi e producendo un efficace equilibrio psichico.

ISTITUZIONE DEL SERVIZIO EDUCATIVO IN OSPEDALE

Passando dalla teoria alla fase operativa, occorre considerare i seguenti argomenti:

1) Spazi per il gioco:
2) attrezzature e materiale ludico;
3) personale di assistenza al gioco.

Punto 1) - Abbiamo creato presso, l'Ospedale di Pietra Ligure, alcuni spazi per il gioco dei bambini degenti. E' molto difficile, in una istituzione che ha secoli di vita sulle spalle, dare inizio a qualcosa di nuovo. Sono occorsi molta tenacia, molta pazienza, molto coraggio e molta fede. Gradatamente, a piccolissimi passi, venne sistemata una sala-giochi presso la Divisione di Pediatria. Inoltre presso la Divisione di Ortopedia e Traumatologia Infantile si provvide a trasformare una sala di degenza in sala-giochi. Particolare attenzione venne data al gioco dei bambini obbligati a letto.

Punto 2) - L'interessamento al materiale ludico deve essere sistematico. Occorre tener conto della diversità fra materiale per gli immobili e materia le per i mobili. Nel primo caso il materiale deve soddisfare particolari esigenze di ordine, igiene e tranquillità. Nel secondo caso deve favorire la possibilità di movimento tenuto conto, si intende, dei limiti e delle modalità riferentesi allo stato di salute del soggetto e dell'ambiente. Il materiale deve essere solido, semplice, privo di pericoli e dare larghissimo spazio alla creatività del bambino.

Punto 3) - Per quanto riguarda il personale di assistenza al gioco, dato che lo Statuto e il Regolamento interni dell'Ospedale non contemplavano nell'organico il ruolo di "animatrice di gioco", venne richiesta ed ottenuta l'istituzione di due sezioni di scuola materna statale, la prima di questo tipo nel nostro Paese. Venne richiesto personale fornito dl titolo di specializzazione per l'insegnamento agli handicappati dato che si tratta di una assistenza ludica anche "terapeutica".
I risultati conseguiti sono soddisfacenti e qui riporto quanto in merito abbiamo formulato al termine della nostra sperimentazione.

CONCENTRAZIONE

La concentrazione nell'attività ludica è, in generale, notevolmente aumentata. Mentre il bambino privo di assistenza passa da un soggetto all'altro, da un movimento all'altro ripetutamente, senza focalizzare l'attenzione o con attenzione di brevissima durata, ora è capace di prolungata concentrazione. Di essa, talvolta cronometriamo la durata e valutiamo l'intensità. Abbiamo osservato, ad esempio, che ora un bambino può concentrarsi nel gioco per circa trenta minuti consecutivi.

DISTRUZIONE

La distruzione di materiale come sfogo di aggressività verso l'esterno è pressoche sparita. Non si assiste, se non sporadicamente, al ripetuto gesto di giocattoli per terra, alla deformazione e distruzione di materiale ludico.

Osserviamo sequenze ludiche ordinate che il bambino rispetta spontaneamente con serietà. I momenti più distesi e ricchi di significato sono proprio i momenti di gioco. In essi è possibile per l'educatrice, osservare, cronometrare, capire molte cose del comportamento del bambino.

INTELLIGENZA

Non assistiamo ad arresti o ad impoverimento dello sviluppo intellettivo. Questo ci viene confermato dal linguaggio dei bambini che parlano molto, chiedono, rispondono. Dal loro comportamento verbale possiamo dedurre che l'attenzione, la memoria, il giudizio, il ragionamento, il concetto di tempo e di spazio evolvono rapidamente; le domande sono pertinenti e le risposte banali non accontentano. Sono bambini vivi, pieni di interessi, spontanei nei contatti con gli altri.

RAPPORTI CON GLI ALTRI

Abbiamo osservato che l'affettività e la socialità dei piccoli degenti migliorano notevolmente. Essi diventano capaci di scegliere e accettare un compagno che entra per la prima volta in ospedale o che ritorna dall'isolamento o che è dimesso. I rapporti con l'animatrice di gioco sono molto affettuosi; l'accolgono con gioia quando arriva al mattino e la salutano la sera, con la certezza di rivederla il giorno dopo. I rapporti con i medici e le infermiere si fanno vieppiù distesi.
Anche i rapporti con i familiari sono più sereni. L'allontanamento dalla madre, al termine della visita, non costituisce più una tragedia; è un distacco senza pianti ne urli. Il gioco svolto insieme stimola una vita di gruppo in cui è possibile una reciprocità di stimoli e di risposte e un adattamento reciproco.

SERENITA'

L'atmosfera in cui i bambini vivono è un'atmosfera serena. I piccoli degenti, con gli occhi, con il sorriso, con le parole, con il movimento, col la curiosità, esprimono la loro gioia di partecipare alla vita. Le testimonianze di un avvenuto miglioramento del comportamento dei piccoli degenti vengono dal personale sanitario che spesso esprime la profonda convinzione che ormai non si possa fare a meno di un servizio di assistenza al gioco in ospedale. Dalle educatrici che affermano che i piccoli degenti hanno maggior diritto dei bambini sani ad un servizio di assistenza di questo tipo. Dai genitori che ci dicono di essersi accorti che dacché funziona questa assistenza i rapporti con i loro figliuoli sono molto più distesi e cordiali.

Dal 1981, la costituzione di un gruppo volontario di studio denominato "Bambini in Ospedale", consente di conoscere la situazione della "animazione in ospedale".

Oggi, superata la fase sperimentale, si è affermata la necessità di questa "animazione" e siamo in fase di evoluzione. Si cerca di migliorare, di perfezionare l'attività educativa centrata sull'attività ludica ponendo particolare attenzione a:

- distinzione fra gioco per i degenti immobili e gioco per i degenti mobili;
- snellimento della funzione della sala-giochi tenendo presenti i problemi relativi a spazi, attrezzature, materiali, personale di assistenza. Nella sala-giochi si riuniscono minori di varia età, in condizioni fisiche di vario tipo, con interessi differenziati ed occorrono pertanto capacità ed impegno per far sç che ogni minore possa soddisfare i propri interessi in un'atmosfera laboriosa, serena, tranquilla.
- Coinvolgimento dei genitori nelle attività ludiche. I genitori, oggi, hanno diritto a vivere permanentemente in ospedale e questa presenza crea grossi problemi anche per quanto riguarda l'attività ludica. Ci sono anche "prospettive" per il futuro. Si tende a dare particolare attenzione alle "attività di espressione".

Queste possono essere considerate attività "ludiche" aventi un particolare significato "terapeutico" per i minori degenti. Riteniamo appropriati termini quali musicoterapia, burattinoterapia, terapia occupazionale, ecc. Tutte le numerosissime attività di espressione esistenti possono essere raggruppate in cinque settori: musica / teatro / pittura / lavoro manuale artigianale / psicomotricità. Per quanto attiene gli "operatori" dell'animazione in ospedale, possiamo dire che attualmente la stragrande maggioranza di essi è costituita da insegnanti di scuola statale e comunale (materna, elementare, media).

Ricordiamo infine che l'animatore in ospedale deve aver sempre presente che deve lavorare sistematicamente in stretta e cordiale collaborazione con gli altri operatori ospedalieri: medici, paramedici, psicologi, assistenti sociali.


Data di pubblicazione: 19.05.2004